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Jsem šťastný tady! ·

Quelli che non si sono accontentati ·

Foto scattata alla festa natalizia aziendale. Indosso camicia e pantaloni, tengo in mano un bicchiere di vino, guardo un punto lontano in alto e ho un accenno di sorriso. Dove la foto è sfocata, è sovraimposto un testo: «Some days I look at the morning / Trying to work out how I got here / ‘Cause the distance between us is the labour’s cost // Late night at the office / What language was I speaking? / Not sure I remember // Let it go / When the twilight comes / All goes round again… // (Damon Albarn, “You and Me”, / Technologický Park revisited)».

Click to enlarge un pochetto.

Una citazione infedele è tutto ciò che ho da scrivere sull’argomento “essere un expat oggi”.

Pacchetti ·

Scrivania ingombra di pacchetti di cibarie.

Ho trovato la scrivania ingombra con un giorno di anticipo.
Sul foglio Excel dei compleanni, accanto alla mia data avevo scritto «haggis scozzese e cibo moravo». I miei colleghi mi hanno regalato una selezione di prodotti cechi, con una mappa muta dove riconoscere per gioco le città di provenienza (ho imparato che devo studiare la geografia locale, o mettermi a viaggiare). La torta è quella che mi ha portato Secret Santa, il pacchettino giallo è un trancetto Balconi che ha sostituito il panettone che stamattina non ho trovato al supermercato. La scatoletta di «Czech Haggis – traditional Czech food, traditional Czech quality» è in realtà una scatoletta di cibo per cani con un’etichetta che Giunone ha copiato senza saperlo dalla mia marca di haggis preferita. Il biglietto di auguri è stato disegnato sempre da Giunone ed è una mia caricatura sorprendentemente accurata.
Io a Giunone le voglio bene.

Pacchi ·

Stamattina ho partecipato al Secret Santa dell’ufficio contratti.
Per chi non lo sapesse, il Babbo Natale Segreto è una tradizione natalizia occidentale in cui a membri di un gruppo o di una comunità è assegnata a caso una persona cui fare un regalo. L’identità di chi dona è segreta fino allo scambio dei regali (Wikipedia in inglese). Dell’organizzazione si è occupata la collega-orsacchiotta della squadra Nord, che ha messo tutti i nomi dei partecipanti in un cappello, ci ha chiesto di estrarre un nome a sorte e ha fissato il limite di costo per ciascun regalo a 150 corone (6 euro).
Io ho estratto il nome di una ragazzetta locale con la zeppola e l’abbigliamento da otaku. Senza pensarci troppo ho comprato una chiavetta da 8 GB, ho scaricato Excel Saga con doppio audio giapponese e inglese, l’ho caricato sulla chiavetta, ho messo la chiavetta in una scatola di plastica per pomodori, ho avvolto la scatola in carta riciclata e ho posato il pacco sotto l’albero dell’ufficio. Penso che sia il regalo migliore che io abbia mai fatto. Ma quando la ragazzetta ha scartato il pacco non ha mica capito che dentro la chiavetta c’era qualcosa! Un elfo ha dovuto fare una soffiata via Skype a Santa-orsacchiotta…

Dal Babbo Natale Segreto io ho ricevuto una torta – «Mám rád dort!» – che venerdí riciclerò con i colleghi della squadra per il mio compleanno.
Il vero pacco però me l’ha fatto l’altro italiano, che sottovoce a pranzo mi ha annunciato di essersi dimesso per tornare a fare l’ingegnere civile strutturista in una multinazionale con gli uffici in città. Il suo ultimo giorno sarà l’ultimo last invoice date dell’anno, e da gennaio fino allo svezzamento del nuovo collega – che chissà quando sarà assunto – porterò il carico di lavoro di due persone.
Santa, bring it on!

Get lucky ·

Kolegyně che sei venuta ad attaccarmi bottone mentre io facevo durare il mio – largo! – Irish whiskey sulla balconata della pista da ballo, che sapevi il mio nome e cosa faccio mentre io non avevo idea di chi tu fossi, che ti sei presentata e che hai detto di abitare a cinque minuti dalla discoteca, che mi hai chiesto se volevo ballare e che mi hai sentito risponderti «non in questo universo», che hai annusato il mio whiskey e che hai preferito continuare a bere il tuo imbevibile vino bianco adulterato con profumo, che hai scherzato con uno dei due italiani del tuo ufficio ordini e che hai commentato quanto a noi piaccia toccare le persone, che mi hai chiesto se mi piace ballare e che mi hai sentito risponderti «sotto la doccia sí ma non in mezzo a quattrocento persone», che sei corsa in bagno e che mi hai ritrovato nello stesso identico punto appiccicoso, che ho cinto con un braccio per avvicinarti perché non ti sentivo e che ti sei divincolata per ristabilire le distanze ceche, che mi hai chiesto se volevo ballare con te e che mi hai sentito risponderti con un sorriso «non ho intenzione di muovermi di qui», che sei scesa nella pista da ballo e che ho subito perso di vista,
kolegyně, dopo aver buttato via quella mezzora con me, were you up all night to get lucky?

Quando è partita Get Lucky sono tornato a casa.

Jobs Act ·

Chi ha due pollici e un contratto a tempo indeterminato?

Santino Fontana alias Greg Serrano in un episodio di Crazy Ex-Girlfriend, che punta i pollici verso se stesso, con didascalia «This guy.»

Sono stato insignito di un premio aziendale ai dipendenti che si distinguono per qualcosa, con notifica per mezzo newsletter, motivazione spiccia for handling accounts without extra supervision and within very short time, e 500 corone in punti Fragola. Ora vado alla festa natalizia a tema glitter, ho detto ai colleghi che pago da bere a tutti (è tutto gratis).

Propustka ·

Sono in Cechia da poco piú di sei mesi e ho espletato molte formalità burocratiche, ma fino a venerdí mi mancava un passo importante: la registrazione presso un medico condotto.

Il primo giorno di lavoro, per verificare l’idoneità a stare seduto otto ore al giorno davanti a un computer, ho dovuto sostenere una visita medica in un poliambulatorio che fa parte di una catena nazionale. All’ingresso ho consegnato il documento dell’azienda, e l’infermiera mi ha introdotto nella sala-visite. Sono stato esaminato accuratamente da una dottoressa immigrata asiatica di seconda generazione che parla un inglese perfetto, cui ho chiesto se potessi registrarmi presso di lei: ma non sarebbe stato possibile, perché nessuna infermiera parla inglese, e come avrei fatto a descrivere i miei malesseri?
Mesi dopo, quando ho provato a registrarmi allo stesso ambulatorio attraverso il sito web della catena, ho ricevuto la stessa risposta scritta: si accetta soltanto chi parla ceco.
Cercando online, ho trovato una lista di medici locali anglofoni sul sito dell’Expat Centre (a proposito, quante città italiane hanno un ufficio gratuito dedicato a favorire l’integrazione degli immigrati qualificati?): ma nessuno dei medici contattati mi ha risposto. Uno dei miei colleghi italiani mi ha girato un elenco fornito dall’ufficio del personale: ma tutti i medici indicati hanno sede in pieno centro o ancora piú lontano.

Giovedí scorso andavo in ufficio a un’ora tarda perché sarei dovuto rimanere in conference call con lo Utah fino alle otto di sera. Come ogni mattina il mio autobus è passato davanti a una misera palazzina che so da sei mesi che ospita un poliambulatorio. Sono sceso, ho letto le insegne, sono entrato in punta di piedi, mi sono guardato intorno, sono uscito.
La mattina seguente sono tornato con il passaporto, la tessera sanitaria, e un discorsetto: «Já jsem cizince, nemám lékař v České republiky…», sperando che poi il medico capisse. Davanti a me in sala d’attesa c’era soltanto una ragazzina con la madre. Dietro è entrata una giovane donna che ha infilato qualcosa in una fessura nella porta della sala-visite. Un altro uomo è entrato, ha infilato qualcosa nella stessa fessura, ed è stato fatto passare in un’altra sala. Finalmente ho notato la grande scritta in rosso: l’ho tradotta sul cellulare, e in sostanza diceva «annunciarsi infilando la tessera sanitaria».
Quand’è arrivato il mio turno avevo le ascelle fradicie. Dentro la sala-visite, la dottoressa e l’infermiera si sono guardate e mi hanno identificato come il paziente dal nome straniero. «Dobrý den, já jsem cizince, nemám lékař v České republiky». La dottoressa mi ha risposto in ceco, e non ho capito niente. La dottoressa ha continuato in inglese. «Mluvíte anglicky?» «Yes!»

Ora non devo piú preoccuparmi di non poter consegnare il foglio di propustka se sto male. Bastava un po’ di coraggio.

Copertina del 2016 ·

Anche quest’anno ho sentito parecchia musica attraverso i soliti canali, ma non ho ascoltato niente di memorabile e alla fine ho comprato soltanto quattro nuovi dischi: Daughter (OK), Eleanor Friedberger (tremenda delusione), Radio Dept. (OK) e Sia (meh), piú una raccolta di singoli dei New Order.
I Radio Dept. se ne sono usciti dopo sei anni con un disco molto cupo nella musica e molto politico nelle liriche, con tema portante la situazione sociale in Svezia. Allegria! La prima traccia Sloboda narodu – serbocroato per “libertà al popolo” – è la coda malinconica di un singolo di due anni fa che non ho capito perché non è stato incluso nell’album, Death to Fascismsmrt fašizmu in serbocroato, dal celebre motto partigiano.
E una partigiana è ritratta sulla copertina di Running Out of Love: una giovane, presbite e dal forte prognatismo, che si guarda allo specchio in una città operaia mentre indossa una carabina a tracolla. Il libretto del disco dice che è un dipinto di tarda scuola sovietica, Prima di un lungo viaggio di Gelij Koržev. Quest’anno ci sta.

I giorni del grigiume ·

Pasquale Ametrano ·

Una volta io ero Furio.

Équipiers ·

{OMISSIS}

La settimana scorsa si sono celebrati i Giorni di Lotta per la Liberazione e la Democrazia (17 novembre 1939 contro i Nazisti, 17 novembre 1989 contro i Comunisti). La sera prima l’altro italiano ha rinnovato l’invito «per una birretta», io ho accettato {…} e siamo finiti in un pub intitolato a Fausto Coppi (!?!) con il sosia di Adam Driver e l’altro ingegnere civile lombardo.

{OMISSIS}

{H}a studiato e ha soggiornato in Francia anche la slovacca carina e simpatica, che ha ventisei anni e convive con un ragazzo su cui è abbottonatissima. Da persona seria qual è, {…} è estremamente insicura delle proprie capacità, perciò quando ne ho l’occasione la rassicuro che sta lavorando bene. Talvolta la stuzzico, perché è anche molto ricettiva ai commenti personali, e per il mio senso dell’umorismo deadpan dice che non capisce mai se sto scherzando o se sono serio.
– You are full of sarcasm, and irony, and you are unique, I don’t know anyone like you.
– I’ll take that as a compliment!

#lifewithoutGoogle ·

Cartina dell’Europa con un’enorme macchia rossa su Germania orientale, Polonia meridionale, Cechia, Slovacchia, Austria, Ungheria.

Un’ora e mezza senza Google, un’ora e mezza senza i servizi forniti da Google – posta, blog, mappe, traduttore, captcha, DNS, YouTube – e due insignificanti nazioni mitteleuropee sperimentano quanto il mondo intero sia dipendente da Google.

Narozeniny ·

Ieri l’altro italiano ha compiuto trentanove anni.
Ogni volta che in squadra c’è un compleanno – esiste un foglio Excel con tutte le date, che Giunone ha sabotato perché nessuno sappia del suo – un collega informa tutti gli altri e si passa una settimana a scambiarsi e-mail private per decidere il regalo. Anche stavolta ho finito per muovermi io, e ho acquistato due bottiglie di costoso rybízové víno slovacco al mercato rionale mensile degli agricoltori moravi.
Sia un compleanno o siano dimissioni, colui o colei che ha preso in carico il festeggiamento si accerta che tutti i colleghi siano presenti e li allerta via chat, poi prende il regalo che ha nascosto sotto la scrivania e si avvicina al festeggiato. Il festeggiato finge sorpresa, riceve il regalo e ringrazia commosso, al che i colleghi si mettono in fila indiana – in fila indiana! – e gli fanno gli auguri. Comincio a pensarla un po’ come Elaine Benes.

Gingerbread ·

Un pan di zenzero a forma di cuore, con glassa bianca e tre roselline rosse, e al centro un nome di donna.

Ieri in azienda alcuni colleghi hanno tenuto una vendita di torte per raccogliere fondi per quell’orribile cosa chiamata Movember. Giunone ha partecipato, e già che c’era ha cotto per me un enorme pan di zenzero glassato a forma di cuore con il nome del mio laptop.

L’inverno di San Martino ·

Should we talk about the weather?
Should we talk about the government?

Del governo (americano) parlano tutti, allora parlerò del tempo (brunense).
Qui ha cominciato a fare freddo, piuttosto bruscamente, a metà settembre. A fine ottobre ci sono state le prime gelate notturne. Giovedí (San Baudolino) mi sono alzato un po’ tardi perché avrei avuto una riunione nel tardo pomeriggio, e c’era luce e del bianco per terra.

Veduta dall’alto di un quartiere residenziale, con un sottile strato di neve sui tetti, sull’asfalto e sulle automobili.

Sull’autobus è salito il cileno che mesi fa si è trasferito in un reparto piú remunerativo, che balla la bachata e che tutti i giorni si porta via a pranzo la collega esperta (sí, devo trovare dei nomignoli a tutti). Gli ho chiesto se aveva freddo, mi ha risposto che dopo due anni c’è abituato e che tradizionalmente qui, al contrario del resto del mondo (Indian summer, veranillo), San Martino porta la neve. (San Martino porta anche il vino novello.)

Leggo sulla Wikipedia in ceco che i locali parlano di “estate di San Venceslao”, ovvero sono sorpresi che si torni a temperature accettabili una settimana dopo l’equinozio di autunno.
Il clima ceco è continentale: transitando su Francia e Germania, le perturbazioni atlantiche perdono gran parte dell’umidità e del calore; la costa piú vicina è quella adriatica triestina, e ci sono le Alpi di mezzo, perciò non esiste un effetto temperante del mare come in Italia. O fa molto caldo o fa molto freddo, piove poco, nevicherà pochissimo.
Ad accentuare il disagio c’è l’orografia: Brno è in una conca e in mancanza di vento (gelido) l’aria ristagna come in pianura padana, accumulando nebbia e inquinamento. Io per fortuna abito in periferia e in collina.

FFPOTUS ·

Chelsea Clinton.

#Chelsea2032

L’altro italiano ·

{OMISSIS}

«Non ho mai visto cosí tanta gente nuova in cosí poco tempo», dice la collega esperta.

Fra luglio e settembre ho partecipato a colloqui con sei candidate, contribuendo a cassarne cinque per il loro italiano poco fluente (la sesta è quella bocciata «per la personalità»).
Come conseguenza indiretta ho fatto assumere al mio fianco un trentottenne mantovano, un ingegnere civile specializzato in progettazione e costruzione di strutture anti-sismiche. Questa sua qualifica – assolutamente inutile in patria! – l’ha reso un free-lance malpagato, quindi con la moglie architetto è emigrato a Brno, città di lei, dove ha avuto un figlio che ora ha otto mesi. È il secondo ingegnere civile lombardo nonché il sesto laureato padano che conosco in azienda.
Chiara dice che è un ex-blogger, e mi ha suggerito il nickname. Se è lui, ai tempi in cui tutto era blog abbiamo scambiato qualche commento. Se è lui, è tuttora un asphaltita. Non posso mettere link, ma quello che leggo coincide con la sua personalità: molto cerebrale, poco educato ai rapporti sociali, con una forte vena polemica (al contrario della bocciata, al colloquio con la caposquadra dev’essere stato protetto dalla barriera linguistica).

Com’è l’altro italiano? Be’, in ufficio non passa giorno in cui non mi esprima sarcastico la sua opinione contraria a come gli è stato detto di fare le cose. Spesso gli rispondo che all’inizio ho avuto i suoi stessi dubbi, altre volte cerco di spiegargli perché ha torto. Ma né io né altri abbiamo mai discusso mezz’ora di orologio con una caposquadra su una riga delle istruzioni, né ho mai visto Y***** <3 arrabbiata con qualcuno.
Un paio di volte al giorno si alza dalla scrivania, indossa il cappotto e va fuori a fumare, ma farebbe meglio a smettere se vuole farsi passare quel fastidio alla gola che gli fa emettere rumori spiacevoli. In pausa pranzo va in mensa con gli altri neo-assunti o con gli italiani del servizio ordini. Un paio di weekend mi ha smessaggiato per invitarmi a bere «una birretta» in centro, ma purtroppo ho dovuto paccare (cit.).
In lui riconosco una versione piú esasperata dei tratti meno urbani della mia personalità. La differenza fra noi è che io mi sforzo ogni giorno, se non di cambiare, almeno di sedare quei tratti poco socievoli, cercando di accettare tutto quello che mi circonda: dalle persone alle procedure. Pragmaticamente e stoicamente, non posso comportarmi in altro modo.

Laptop ·

Lunedí pomeriggio mi contatta via Skype un tecnico informatico aziendale.

– Ciao, ho un laptop per te.
– Ciao, nessuno mi ha detto niente.

Martedí mattina chiedo lumi alla caposquadra, che m’informa sorridendo di avere richiesto un laptop per me, «come premio perché i tuoi numeri sono eccellenti e perché fai sempre tutto quello che ti chiedo di fare». È vero: non ho battuto ciglio a sapere che a dicembre mi attende la fusione di duemila contratti {…}. Ma non mi si chiede la luna e sono libero di fare errori senza finire crocefisso in sala mensa.

«Con il laptop puoi lavorare da casa», ma non ho mai visto nessuna figura junior connessa da remoto. Il laptop è una discreta rottura di scatole, perché richiede un comportamento piú responsabile e una chiave in piú in tasca. Il laptop dev’essere riconfigurato e connesso ai sistemi aziendali, perciò sono due giorni che lavoro a singhiozzo.
Il laptop è un fichissimo HP Bang & Olufsen, e ho conservato i miei due schermi giganti e la fichissima tastiera post-migrazione. Il laptop è un classico segno distintivo corporativo che “questo qui è bravo”. Il laptop l’ho ereditato dalla ex-capa russa della squadra Nord, che un malvagio marito belga ha deportato a Praga.
Y*****, so che un giorno tornerai, il laptop te lo conservo io con amore <3

Karuselové dveře ·

{OMISSIS}

{S}pero, a sollevare il sottoscritto da rapporti di lavoro quotidiani con i mangiarane, è stata assunta nella squadra Sud anche una ragazza slovacca. Oltre a essere carina, simpatica e sveglia, è concittadina della collega esperta e di Peter Sagan.

Peter e Katarína Sagan in abiti poco tradizionali nel giorno del matrimonio.

Né la collega esperta né la neo-assunta si vestono come la signora Sagan.

{OMISSIS}

Lekce češtiny #4 ·

Anche a dare i numeri, i Cechi la fanno complicata. Un ripasso da zero a dieci:

  1. = nula
  2. = jeden / jedna / jedno
  3. = dva / dvě / dvě
  4. = tři
  5. = čtyři
  6. = pět
  7. = šest
  8. = sedm
  9. = osm
  10. = devět
  11. = deset

Le tre diverse forme per “uno” e “due” sono il maschile, il femminile e il neutro. La frase classica che viene insegnata a tutti i nuovi arrivati è «jedno pivo, prosím», perché chissà per quale motivo la birra ceca è neutra.

I numeri da undici a diciannove si ottengono aggiungendo -náct alla cifra di base, con qualche minima variazione nella grafia:

  1. = jedenáct
  2. = dvanáct
  3. = třináct
  4. = čtrnáct
  5. = patnáct
  6. = šestnáct
  7. = sedmnáct
  8. = osmnáct
  9. = devatenáct

Le decine seguenti seguono una logica particolare, per cui:

  1. = dvacet
  2. = třicet
  3. = čtyřicet

Ma poi:

  1. = padesát
  2. = šedesát
  3. = sedmdesát
  4. = osmdesát
  5. = devadesát

Le centinaia seguono un po’ la stessa logica delle decine, per cui:

  1. = sto

E poi:

  1. = dvě stě (nominativo duale, intraducibile letteralmente)
  2. = tři sta (nominativo plurale, “tre cento”)
  3. = čtyři sta (come sopra, “quattro cento”)

Ma poi:

  1. = pět set (genitivo plurale, letteralmente “cinque di cento”)
  2. = šest set (idem, “sei di cento”)
  3. = sedm set (“sette di cento”)
  4. = osm set (“otto di cento”)
  5. = devět set (“nove di cento”)

Le migliaia seguono esattamente la stessa logica delle centinaia, per cui:

  1. = tisíc

E poi:

  1. = dvě tisíce (nominativo plurale, “due mila”)
  2. = tři tisíce (“tre mila”)
  3. = čtyři tisíce (“quattro mila”)

Ma poi:

  1. = pět tisíc (genitivo plurale, “cinque di mille”)
  2. = šest tisíc (“sei di mille”)
  3. = sedm tisíc (“sette di mille”)
  4. = osm tisíc (“otto di mille”)
  5. = devět tisíc (“nove di mille”)

Fortunatamente la composizione dei numeri non richiede ulteriori elucubrazioni:

  1. = (jeden) tisíc dvě stě třicet čtyři

Ma auguri a pronunciare:

  1. = čtyři tisíce čtyři sta čtyřicet čtyři

Al supermercato, anche adesso che so dire che nel sacchetto ci sono deset rohlíky rohlíků, quando la cassiera mi dice il totale preferisco guardare il visore.

Er go’ de Pjanić ·

Ieri mattina sono sceso in città per una camminata nella “Brno borghese” di fine Ottocento / inizio Novecento, organizzata dall’Expat Centre locale e guidata da un linguista canadese che si trasferí in Cecoslovacchia nel 1968 (un’interessante intervista a Radio Praga: 1 e 2).
Il sole ha impiegato parecchio a farsi largo nella nebbia del quartiere piú umido della città, e quando a mezzogiorno sono uscito dal parco Lužánky avevo tanto freddo e tanta fame, cosí ho individuato la bettola piú vicina e mi ci sono indirizzato.
Sopra la bettola c’era questa insegna:

“Hotel Pension Juventus Club”.

E mentre scattavo la foto, ecco un uomo sulla settantina con un giubbotto griffato Juventus uscire dalla pensione, guardarmi di sbieco ed entrare nella bettola. «È il posto giusto.»
La bettola non passerebbe un’ispezione dei NAS e un gastronomo commenterebbe sdegnato il servizio, ma mi sono alzato da tavola soddisfatto. Al momento di pagare ho chiesto alla titolare se conosceva l’uomo con il giubbotto e se sapeva dove guardasse le partite: «No.»
I cognomi coincidono, quindi mi sembra improbabile che una figlia non sappia dove il padre guarda le partite della squadra cui ha intitolato il proprio esercizio. Ho visto Milan–Juve con “er go’ de Pjanić” su RojaDirecta.

Lekce češtiny #3 ·

– Facciamo quelli che a giugno arrivano a livello A1 delle lingue slave. Dai dai dai.

Francesco Pannofino nei panni di René Ferretti in un episodio di Boris, mentre agita il braccio sinistro e dice: «Dai! Dai! Dai!»

Val esprime il suo ottimismo in GIF.
È pur vero che alle 3 di domenica scorsa, avendo perso il rozjezd, sono tornato a casa in taxi dando indicazioni stradali (sbagliate) in ceco. A lezione sto imparando qualcosa.

Bydlet = “abitare”.

Bydlím = “abito”.
Bydlíš = “abiti”.
Bydlí = “abita”.
Bydlíme = “abitiamo”.
Bydlíte = “abitate”.
Bydlí = “abitano”.

– Kde bydlíš?
– Bydlím v Medlánkách!

Kde = “dove”.
Blízko = “vicino”.
Daleko = “lontano”.

– Centrum je daleko, obchody jsou daleko, restaurace jsou daleko…

Vedle = “vicino a” (+ genitivo).

– … ale bydlím vedle Medláneckých kopců!

(Forse non mi dovrei ancora avventurare in casi che non conosco.)

– … ale Medlánecké kopce jsou blízko!

Vlevo = “sinistra”. Doleva = “a sinistra”.
Vpravo = “destra”. Doprava = “a destra”.

(Pravda = “verità”. Opravdu? = “davvero?”)

Nahoře = “sopra”. Nahoru = “su”.
Dole = “sotto”. Dolů = “giú”.

Uprostřed = “al centro”. Furt rovně = “sempre dritto”.

Fermoimmagine ter ·

Fermoimmagine di Peter Sagan, in divisa della Nazionale slovacca, mentre taglia il traguardo con le braccia alzate.

Dopo la doppietta mondiale di Peter Sagan è d’uopo un pellegrinaggio a Žilina. #teamSlovakia

Lekce češtiny #2 ·

Být = “essere”.

Já jsem = “io sono”.
Ty jsi = “tu sei” (ma anche ty jseš, colloquiale).
On / ona / ono je = “egli / ella / esso è”.
My jsme = “noi siamo”.
Vy jste = “voi siete”.
Oni jsou = “essi sono”.

Mít = “avere”.

Já mám = “io ho”.
Ty máš = “tu hai”.
On / ona / ono má = “egli / ella / esso ha”.
My máme = “noi abbiamo”.
Vy máte = “voi avete”.
Oni mají = “essi hanno”.

Dělat = “fare”.

Já dělám = “io faccio”.
Ty děláš = “tu fai”.
On / ona / ono dělá = “egli / ella / esso fa”.
My děláme = “noi facciamo”.
Ty děláte = “voi fate”.
Oni dělají = “essi fanno”.

Jmenovat se = “chiamarsi”.

Jmenuji se = “mi chiamo”.
Jmenuješ se = “ti chiami”.
Jmenuje se = “si chiama”.
Jmenujeme se = “ci chiamiamo”.
Jmenujete se = “vi chiamate”.
Jmenují se = “si chiamano”.

– Dobrý den, slečno. Já jsem Massimiliano. Jak se jmenujete?
– Ahoj Massimiliano. Jmenuji se Vendula. Nejsi český, odkud jsi?
– Jsem z Itálie.
– A co děláš v Brně?
– Jsem zaměstnanec.
– Oooh, jseš můj muž ideální. Jaký máš telefon?
– Mám telefon sedm dva osm, sedm jedna, dva jedna, jedna sedm.
– Dobře! Call me, maybe…
– Jo, jaký máš telefon? Hey, slečno, kam jdeš? Hey!

Referendum ·

Mentre in Italia la campagna referendaria si copre di ridicoLOL, nel weekend anche a Brno si è votato un referendum sul fondamentale tema della posizione della stazione centrale, che attualmente strozza la principale arteria di traffico in un imbuto largo 17 metri.
Semplificando molto, il quesito era:

Volete voi che la città di Brno ammoderni la stazione centrale dov’è adesso?

… che non capisco perché / se vinceva il Sí, la stazione non la spostavano / e se vinceva il No, la spostavano (paracit.). Ovvero, con un bizantinismo assai italiano, il significato effettivo del referendum – “La stazione, la spostiamo o no?” – non era deducibile dal quesito, ma doveva essere compreso dal dibattito cittadino. Io non ho potuto votare perché non ho (ancora) preso la residenza temporanea, ma comunque non ci ho capito granché.
Ha vinto il Sí, ma non è stato raggiunto il quorum del 35% dei votanti, quindi il referendum non è valido e la questione della stazione centrale torna al punto dov’era dieci anni fa.

A livello nazionale si sono tenute le elezioni regionali e le elezioni di un terzo del Senato. La politica ceca mi sembra discretamente caotica: al governo del Paese c’è una coalizione di socialdemocratici, democristiani, e attivisti seguaci del Berlusconi locale; il Presidente della Repubblica è un ex-comunista dissidente, ex-primo ministro socialdemocratico, che tre anni fa si è reinventato come populista nazionalista; cose cosí.
Alla fermata dell’autobus c’è una bacheca coperta di manifesti elettorali. Fra essi ne spicca uno dallo slogan cosí semplice che l’ho capito pure io: «Fermiamo l’immigrazione illegale». Sotto lo slogan, la foto di una mano che ferma la caduta di tessere del domino (balcanico). Sopra lo slogan, la foto dei leader di una micro-coalizione elettorale: l’unico senatore del partitino “socialista” del presidente; e un gastronomo moravo-coreo-giapponese che prima si è fatto eleggere parlamentare fra i democristiani, poi ha fondato una robaccia dal nome “Alba della Democrazia Diretta” – ora “Libertà e Democrazia Diretta” – apertamente legata al Front National dei Le Pen.

Tomio Okamura con due culturisti (uno in camicia, l’altro in costume); dietro di loro, il cartello di una nota marca di abbigliamento filo-nazista.

Qui nella Moravia del Sud questa manica di neo-nazi {…} ha preso il 5% (fonte foto).

Lekce češtiny #1 ·

Ano = “sí”.

Massimo Boldi, impiegato milanese che ha accettato il trasferimento a Praga per non perdere il posto di lavoro, ci prova con la moglie del suo principale, interpretata da Eva Herzigová.

– Signora Ficova, voglio essere il suo Cipollino. Vuole fare l’amore con me?
– Ano! Ano!

Boldi, che non parla ceco, è spaventato da una cosí generosa profferta e va a consultarsi con il suo collega romano, un magistrale Christian De Sica.

– Che ci vuol fare? Si sa, le donne ceche sono di-si-ni-bi-te!

Natale in Cechia, a dicembre in tutti i cinema.

Jo = “sí” (colloquiale).
Ne = “no”, “non”.

I sette nani giorni della settimana: pondělí, úterý, středa, čtvrtek, pátek, sobota, neděle.
I numeri da zero a dieci: nula, jedna, dva, tři, čtyři, pět, šest, sedm, osm, devět, deset.
Čtyři è tanto complicato da pronunciare che i Cechi ben accettano čtyri.
Sedm e osm si possono pronunciare con una “u” in mezzo: sedum, osum.

Děkuji / děkuju = “grazie” (ma anche díky, colloquiale).
Prosím = “prego”.

Ahoj / čau = “ciao”.
Dobrý den = “buongiorno”.
Na shledanou = “arrivederci”.

Arsenale ·

Adocchiavo il calendario da metà estate. Un paio di settimane fa avevo persino invitato – di mia iniziativa! – i due colleghi italiani del servizio ordini, ma uno avrebbe avuto i genitori in visita e l’altro un impegno con «un’amica» (ubi fica, minor cessat).
Oggi era il giorno di Zbrojovka Brno – Sparta Praga, come dire Fiorentina – Juventus.
Zbrojovka (“Arsenale”) un passo sopra la zona retrocessione, Sparta che in Europa League ha umiliato l’Inter che in Serie A ha battuto proprio la Juventus. In caso di vittoria interna avevo pronto il post sulla proprietà transitiva nel calcio.
È finita 3 a 3, con pareggio dell’Arsenale al 92°. Io ero a casa con un raffreddore modesto, perché avevo tirato pacco alle stressatissime colleghe con cui avevo organizzato di andare a vedere Dítě Bridget Jonesové e mi sentivo un po’ in colpa ad andare a divertirmi da solo.

– Non ti possono piacere contemporaneamente il calcio e Bridget Jones!

Svatý Václav ·

Ieri mattina, mentre stiravo le sudate sette camicie, ha suonato il campanello un manipolo di moravi conciati in costumi tradizionali e probabilmente già ubriachi alle 11. Sapevo che sarebbero passati, li avevo sentiti e visti dalla finestra, ma non ho avuto voglia di aprire. Battevano il mio quartiere porta a porta per invitare i residenti al víkendy di festa in onore di San Venceslao, patrono di Boemia, per cui mercoledí prossimo si fermerà la Cechia tutta (tranne ovviamente noi dell’ufficio contratti). Oggi ci sono andato, ed era una festa pagana del tempo del raccolto come ce n’è a centinaia di migliaia in Europa: la processione (laica), la banda, i calcinculo in piazza. Per completezza, i patroni di Moravia sono i Santi Cirillo e Metodio, ma non ricordo che lo scorso červenec se li sia filati nessuno.

Invece mercoledí scorso sono finito a cena con i colleghi nel mio ristorante preferito, dove ho mangiato un cous cous sladkopikantní con contorno di vermi fritti (specialità dello chef entomofago).

Una ciotola di vermi fritti con fettine di peperoncino verde.

Il cielo sopra Brno ·

Astronomy Picture of the Day: «After sunset this gorgeous full moon rose over Brno city in the Czech Republic on July 20, 2016.»

© Petr Horálek.

La fotografia sopra ritrae la dimora di Silvio Pellico ed è stata scattata la sera del 20 luglio, anniversario dell’allunaggio, durante il plenilunio. Il 16 settembre è stata scelta dalla NASA come foto astronomica del giorno.

Burčák ·

– Massi, lo sai cos’è il burčák?
– No, $caporeparto, mai sentito.
– $caposquadra, tienilo d’occhio!

I moravi vanno fierissimi di una bevanda alcolica tradizionale, il burčák appunto, versata per noi e per tutti da sinistre bottiglione di plastica senza etichetta. E due bottiglione di plastica dal contenuto liquido rosso e giallo giravano, giovedí pomeriggio, sul traghetto preso a nolo dalla capa del reparto contratti per l’evento semestrale di team building.

– Ma è mosto!

Ho passato parte del giro del bacino idrico della diga di Brno (Prygl per gli amici), fin sotto il castello di Veveří e ritorno, a spiegare che io già bevevo burčák quando avevo sei anni.

– Sai, perché in autunno puoi fare il giro delle cantine in bicicletta…
– Ma ci sono cresciuto in mezzo alle cantine! Vuoi comprare una vigna nel Nord Italia?

Questi eventi conviviali mi piacciono cosí tanto che per fingere entusiasmo resto molto piú a lungo di quanto vorrei: ho tenuto compagnia allo stagista sosia di Adam Driver, vegano, mentre si sbafava un hamburger per farsi passare la sbronza da mosto, l’ho pazientemente ascoltato parlare dei suoi idoli Justin Bieber e Christopher Hitchens, l’ho messo sul tram, sono tornato a casa per ultimo con la collega specialista che ride sguaiata.

{OMISSIS}

Kdo jsi ty? ·

Il mercoledí devo alzarmi piú prestissimo del solito, perché alle 7:30 devo essere in azienda per la lezione settimanale di lingua ceca. È un corso facoltativo e gratuito, organizzato per piccoli gruppi di dipendenti a livello omogeneo, nel mio caso “A0 – esordiente totale”.
L’insegnante è una donna sulla sessantina dall’inglese non eccellente. Ha esordito parlando esclusivamente ceco – è stato un quarto d’ora di terrore – per poi alternare le due lingue, con qualche incomprensione residua. Il suo metodo privilegia la conversazione, perciò non è ancora venuto il tempo di sfoggiare la mia abilità studentesca a trattare le declinazioni (il ceco ha sette casi, uno in piú del latino).
Ho cinque quattro compagni di corso: un portoghese del gruppo di latini del servizio ordini con cui talvolta finisco a pranzo; un franco-siriano che parla italiano; un tedesco polemico che ha già fatto innervosire la docente; e Ramón!
Nell’unica libreria del nord di Brno ho acquistato il libro di testo, e un libro di Jerome come obiettivo per il termine del primo anno di corso. Se m’impegno quanto mi sono impegnato da autodidatta non andrò oltre «Já jsem Massimiliano»; ma sono convinto che imparare la lingua del Paese che mi ospita sia, oltre che necessario, un mio dovere.

Růže šípková ·

– Od Itálie do Severní moře.

Martedí pomeriggio ho partecipato a un’escursione sulle colline che dividono casa e lavoro, organizzata da un’associazione naturalistica che beneficia di un charity program aziendale. C’era una dozzina di dipendenti, nessuno dei quali conoscevo, con una dozzina fra bambini e cani, e ovviamente ero l’unico a non parlare ceco. Il tema era “preservare la natura”: capivo vagamente di cosa si parlava, ho preso parte come tutti alle attività ludiche, e la promotrice del programma di beneficenza è stata estremamente gentile nel tradurmi le informazioni di base mentre tentava di gestire il suo figlioletto.
Tornando a casa mi sono fermato a cena in uno dei tre pub del quartiere, dove ho mangiato malissimo e bevuto poco meglio guardando l’Under-21 dominare a casa loro i giovani hipster belgi e prendere al 90° un gol da polli.

La panique ·

Quand un client inconnu t’appelle au téléphone et il veux parler avec toi, Massimilianò, parce que avant d’aller en vacance tu as aidé ta collègue francophone avec des contrats, et ce client ne peux pas trouver ces contrats dans la poste de sa collègue qui est en vacance, mais il peux lire ton nom et ton nombre numéro de téléphone dans ta signature, et votre conversation est comme ça:

Aujourd’hui j’ai parlé: italien, tchèque, anglais, français, espagnol, piémontais (“bërgne”).

Mi casa es tu casa ·

L’uomo che ha due donne perde l’anima.
Ma l’uomo che ha due case perde la testa.

Sono tornato a Brno con due valigie cariche di indumenti invernali e del mio aspirapolvere. Ho riempito il frigorifero e la dispensa, ho spostato cose, e ho messo un lenzuolo vecchio sul divano liso. Sto trascorrendo la domenica sdraiato sul suddetto.
La Casa della Chiocciola è aperta agli ospiti. Vi attendono un’amatriciana con Kofola e altri gustosi piatti della tradizione. Accorrete numerosi.

Tavola apparecchiata con una tovaglia a stampa fantasia, e imbandita con un piatto di spaghetti all’amatriciana e un bicchiere di Kofola.

Tre anni fa a quest’ora ero a un party alla fine delle terre emerse con la rappresentante della Regina nella contea, il who’s who della società locale, e un autentico astronauta. Chissà dove sarò e cosa starò facendo fra tre anni?

South is only a home ·

Incentivi al ritorno subitaneo in Repubblica Ceca, dove magari le cose sono identiche ma l’ignoranza della lingua è una benedizione.

  • I bambini dell’oratorio che cantano a squarciagola Andiamo a comandare.
  • Le zanzare.
  • Il Padre Nostro cantato, in prima serata dopo il TG.
  • Le zanzare.
  • I 15enni che indicano il cellulare da 829 € e il papà compra.
  • I papà che sono ancora lí a firmare le carte del finanziamento.
  • Le zanzare.
  • I gentisti.
  • Le zanzare gentiste.
  • Il Capodanno Alessandrino.

¡Na zdravie! ·

È finito il weekend in cui la città è al centro del mondo, gli albergatori triplicano i prezzi, e frotte di prostitute pendòlano da Bratislava per soddisfare i bisogni degli Italiani in gita.
Abito a 10 km in linea d’aria dall’autodromo, ma durante le qualifiche e le gare si sentivano distintamente il rombo dei motori e le urla di Guido Meda.

Omonimo, impennata. Centro del mondo, srpna 1998.

Venerdí mattina, di fronte all’ingresso del parcheggio dell’azienda, un’Alfa Romeo 147 rossa sostava incidentata fra l’auto che aveva tamponato e un furgone del soccorso stradale. Ci ho messo tutta la salita dalla fermata dell’autobus per associare all’Alfa rossa la fanciulla che mi guardava imbarazzata, mentre il suo fidanzato era chino sul cofano a compilare il modulo della constatazione amichevole.
Giunone, che ha preso la decisione di reiscriversi all’università. Non piú genetica, giammai spagnolo: biofisica.

Al lavoro ho imparato come si augura “salute” a chi starnutisce. Però, essendo circondato da slovacche, ho imparato ad augurarlo in slovacco. A proposito:

Fermoimmagine di Peter Sagan, in divisa della Nazionale slovacca, adirato mentre un meccanico gli ripara la mountain bike.

Ventanni ·

Copertina di The Great Escape dei Blur.

Non dall’uscita ma dall’acquisto: Audiovox, 38.000 lire.

Fermoimmagine bis ·

Fermoimmagine di Elia Viviani, in divisa della Nazionale italiana, commosso con un tricolore sventolante al collo.

Io l’ho vista sullo streaming della Česká Televize. Grazie, ČT.

Čistírna oděvů, prosím ·

La settimana appena trascorsa è stata un poco piú produttiva della precedente: uno a uno tutti i gestionali stanno tornando attivi, i clienti italiani sono tutti in ferie, posso smaltire gli arretrati. Ho tenuto a colloquio per qualche minuto via Skype una candidata morava 40enne residente ad Asti che capisce bene perché sono qui e al deserto della provincia preferisce il ritorno in patria, ma non ne ho piú sentito parlare. E quando la caposquadra mi ha detto che la candidata locale dal forte CV e dall’eccellente italiano ha passato il test pratico ma è stata scartata «per la personalità» ho capito che dovrò fronteggiare i clienti connazionali in solitudine fino alla fine dei giorni.

Ho anche cominciato a chiedermi quale aspetto della mia personalità mi ha fatto assumere.

– Perché oggi non parli!
– Non ho niente da dire.
– Di solito parli e parli!
Io parlo e parlo? In Italia sono considerato introverso. E pallido.
– Allora nella Repubblica Ceca sei normale!
(Grazie, Giunone.)

O Cardiff o morte ·

Paulo Dybala in una foto promozionale della divisa zebrata.

Ero incerto fra quella simil-Udinese e la stilosissima blu, poi è uscita la zebrata. Per favore, dite a Beppe Marotta che i 90 per Gonzalo Higuaín e i 40 per la ragazzina qua sopra ce li ho messi, anche se non servono piú. E dite a Paul Pogba che è un imbecille.

{OMISSIS}

A causa dei postumi della migrazione la mia è stata una settimana con produttività nulla. Un’interminabile cena di squadra in un costoso ristorante italiano del centro è stata resa sopportabile da una bottiglia di Nero d’Avola che non ho pagato io. La candidata bulgara, già cameriera a Catanzaro Lido, al primo contatto su Skype è stata scambiata per un uomo, poi con quest’accento mi ha detto di aver lavorato in un circo; purtroppo è stata scartata. Una candidata locale dal forte CV e dall’italiano eccellente ha risposto in modo corretto alla mia domanda «Preferisci Torino o Milano?», ma non so se ha passato il test pratico.

A settembre comincerò il corso di ceco, cosí non dovrò piú mostrare le dita alla cassiera quando questa mi chiede quanti panini ci sono nel sacchetto.

Fermoimmagine ·

Fermoimmagine di Vincenzo Nibali, in divisa della Nazionale italiana, seduto con fare dimesso sul ciglio della strada.

Inseparabili ·

Manifesti pubblicitari di due concerti, affissi in strada uno accanto all’altro: Markéta Irglová al Mahenovo divadlo, Glen Hansard al Sono Music Club.

Migrazioni ·

Oggi è stato il giorno meno produttivo da quando sono in Cechia: il vecchio PC con software M, lento ma piú o meno funzionante, mi è stato sequestrato da un commando di americani sovrappeso, e io sono stato “migrato” a un nuovo PC con software Z, veloce ma disconnesso dal mondo. «You’re going to have connectivity problems for a few hours», dice l’americano sovrappeso. «The system’s going to be fixed in 4/5 weeks», scrivono i nostri informatici. La migrazione dell’intera sede è durata due settimane ed era attesa appena da due anni. Devo ammettere che la nuova tastiera è fichissima (e pulita). Vabbè, oggi ho riposato.

Ieri abbiamo fatto altre quattro ore di straordinario, cosa che posso capire nella frenesia corporativa del quarter end ma niente affatto per il cosiddetto last invoice date mensile, come se non fossero state emesse fatture anche stamattina. Ché intanto gli ordini hanno ripreso in fretta ad accumularsi, siamo troppo pochi.

{OMISSIS}

La mia formazione su due prodotti specifici è stata perciò anticipata da “poi” a “subito”, «Ti dispiace?». A giorni dovrò testare in colloquio l’italiano di una candidata bulgara che tredici anni fa ha fatto la cameriera a Catanzaro Lido. L’ex-collega napoletano ha ricevuto per posta la camiseta di Marek Hamšík e scrive che non ha mai avuto un regalo cosí bello.

Collega dirimpettaia ·

L’assenza di un madrelingua spagnolo e di un secondo madrelingua italiano, ma soprattutto di una quarta stressatissima francofona, sta causando notevoli ritardi nell’elaborazione dei contratti. Per questo motivo da inizio luglio è stata trasferita al Sud una fanciulla che in origine era stata assunta in un’altra squadra, che parla sia spagnolo sia italiano, con cui condivido le ore di formazione e che è la mia BFF in azienda dal “Day One”.

Giunone è una ventiquattrenne brunense che ha studiato biologia molecolare e genetica, che legge libri di crittografia durante i pasti e che ha fatto tre mesi di Erasmus a Cagliari, ma che non ha terminato gli studi e ha dovuto cominciare a lavorare perché «non volevo finire sotto un… come si dice, un puente?» Immagino che abbia studiato spagnolo al liceo, come calco dello spagnolo parla l’italiano e lo scrive male, il suo francese è pari al mio.
Giunone ha la testa piccola e un bel viso pallido con lievi lentiggini, gli occhi verde chiaro, il naso e la bocca piccoli, i capelli tirati indietro e nerissimi (ma se li tinge). È molto alta, ha un seno voluminoso e bello, con un sedere proporzionato e gambe robuste ma formate dal nuoto. Cammina a schiena dritta, non per metafora ma per portamento. In altri tempi, gliel’ho detto e se ne vanta, avrebbe fatto la spia del KGB.
Giunone sta da tre mesi, e convive da tre settimane, con un ragazzo palestrato che guida un’Alfa 147 ed è laureato in biologia, e che ho conosciuto l’altra sera al cinema all’aperto dell’università. Giove è OK, nel senso che ce l’ha messa tutta per fare conversazione con me e ho molto apprezzato. Giove va in giro in canotta, ma spiegar loro il significato di “tamarro” si è rivelato difficile, non hanno neanche mai sentito parlare di Jersey Shore.

Io Giunone la sposerei domani, ma mangia gli spaghetti imboccandoli con il cucchiaio.

Da inizio luglio è stato inserito in squadra anche uno stagista, studente di astrofisica, sosia ceco-vietnamita di Adam Driver e socievole quanto il personaggio di Adam Driver in Girls. {…}

Benvenuti al Sud ·

All’interno del vasto open space che ospita il mio reparto insieme ad altri, fino a qualche giorno fa c’era un’isola di caciara identificabile come “i madrelingua latini”. Ora che sono arrivato io, e che se ne sono andati sia il collega italiano sia il collega spagnolo, l’ufficio è un po’ piú quieto, e il tizio trasandato della Qualità Globale lavora un po’ piú tranquillo.

La veterana della sezione latina è in realtà una slovacca sulla trentina, alta e snella, con lineamenti triangolari e asciuttissimi modi di fare. Lavora lí da sei anni come ispanofona e mi sembra molto competente, al tempo stesso mostra un assoluto distacco verso le proprie mansioni e si schermisce se la chiamo “boss”, come se rifiutasse ogni responsabilità: per tutto questo è il mio role model. Ha rapporti personali quasi nulli con il resto dei colleghi, in particolare con le stressatissime francofone, ma va matta per i due caciaroni partiti e per il cileno che mesi fa si è trasferito in un reparto piú remunerativo. Sta sfuggendo alla mia comprensione ed è un enigma che intendo risolvere.
(Ieri in mensa è comparsa dal nulla al mio tavolo e, ricordando quanto avevo già scritto nella bozza, le ho detto quasi tutto quel che si legge qui, a mo’ di coltellino con l’ostrica. O di dinamite con la cassaforte. L’ho aperta?)

L’ormai ex-collega italiano è un ventinovenne napoletano, laureato in economia aziendale, per l’accento educato direi proveniente dalla media borghesia. Due anni fa ha seguito qui a Brno la fidanzata ceca conosciuta in Erasmus a Siviglia; ora lei ha finito gli studi e insieme hanno deciso di cercare fortuna in Italia, proprio a Napoli. «Se dopo tre mesi non abbiamo trovato niente, andiamo a Praga.» Oh, è adulto e vaccinato.
Durante le nostre tre settimane di colleganza è stato nei miei confronti di una disponibilità totale, e la sua rilassatezza mi ha contagiato: “se ci riusciva lui, posso riuscirci anch’io”. Come argomento di conversazione l’ha buttata immediatamente sul calcio – «Dimmi che sei dell’Inter o del Milan, ma per favore non della Juve!» – e non ha piú smesso. Be’, oltre che di calcio parlava di scommesse sportive: ho provato a spiegargli che il suo metodo è noto, si chiama “martingala” e non funziona, ma temo di non averlo convinto (eppure deve aver studiato Teoria dei Giochi all’università).
Come regalo di addio ho suggerito una divisa ufficiale della nazionale slovacca con il nome di Marek Hamšík, dovrebbe riceverla a giorni, era parecchio fuori budget ma la differenza l’abbiamo messa io e la veterana della sezione.

L’ormai ex-collega spagnolo è un ventisettenne andaluso, laureato in servizi sociali, da tre anni in Repubblica Ceca (con un cane) e per sette mesi in azienda, che è dovuto tornare in patria per motivi familiari. Infilava un maricón e un puta madre ogni due per tre, e l’unico punto di contatto fra noi era che possiede «una camiseta de Claudio Marchisio, la negra». Non sapeva ancora cosa avrebbe fatto laggiú a Cadice, gli ho augurato mucha suerte.

{OMISSIS}

Mangiaranofile ·

Sono un alieno, sono un alieno legale.

{OMISSIS}

Catena di comando ·

Nel mio reparto il rapporto uomini/donne è 1 a 3.
Il caporeparto è una donna, i quattro capisquadra sono donne.
Il caporeparto è una donna, i quattro capisquadra sono donne. Senza quote rosa.

La caporeparto è una slesiana minuta sui trentacinque anni che è partita dalla mia stessa posizione e in dieci anni ha scalato l’organigramma a colpi di efficienza. Non spende mai una parola di troppo e fa discorsi motivazionali per obiettivi, senza retorica.
La mia caposquadra è una morava slovacca robusta sui trentacinque anni, con due figli e la schiena coperta dal tatuaggio di un drago. È la prima ad arrivare in ufficio, se ne va quasi sempre dopo di me, e butta un occhio al lavoro anche quando tecnicamente è in vacanza. Usa venti parole per spiegarmi quello che capisco con dieci, ma è sempre sempre sempre disponibile a rispondere alle mie domande (tranne quando le altre caposquadra la invitano a pranzo a un quarto a mezzogiorno, allora vedo soltanto la scia di fuoco sulla moquette).
Caporeparto e caposquadra mi piacciono molto, almeno fino al primo cazziatone.

{OMISSIS}

A proposito, domattina vado alla Policie a farmi registrare come cizinec.

Something corporate ·

Lavoro nella sede per l’Europa continentale di una multinazionale americana che produce strumenti per la logistica. L’azienda non si è stabilita qui autonomamente, ma due anni fa ha comprato in blocco, e per un sacco di soldi, uno dei due principali concorrenti, ovvero la divisione Enterprise di una multinazionale dell’elettronica di consumo molto piú nota al grande pubblico, che a sua volta sette anni prima aveva comprato in blocco, e per un sacco di soldi, uno dei tre principali concorrenti, che a sua volta qualche tempo prima…
Suppongo che in futuro ne resterà soltanto uno. Comunque, quando spiego ai locali dove lavoro, dico direttamente che lavoro per. Anche voi, quando vi chiedono che fine ha fatto Massimiliano, dite direttamente che lavoro per.

La sede di Brno conta circa quattrocento dipendenti divisi in nove reparti, ed è gestita da un collettivo marxista dei nove capireparto che risponde a qualcuno in Inghilterra o negli Stati Uniti. Il mio reparto si occupa dei contratti dei servizi associati alle unità hardware: in altre parole, il cliente compra dall’America il prodotto materiale, e dall’Europa compra la manutenzione o il ricambio.
A elaborare i contratti siamo una trentina di impiegati poliglotti, divisi in quattro squadre in base alla regione geografica di competenza linguistica. Oltre alla lingua di lavoro che è l’inglese, oltre al ceco e allo slovacco, nel mio reparto si parlano correntemente il tedesco e il francese, lo spagnolo e l’italiano, l’olandese e il russo. La nostra mansione consiste nel ricevere l’ordine d’acquisto, verificarne la correttezza secondo criteri formali assai pignoli, richiedere eventuali correzioni, inserire i dati nel sistema, risolvere eventuali problemi in collaborazione con gli altri reparti, generare il contratto e rispedirlo al cliente. Una laurea in fisica non è strettamente necessaria, ma essere affetti da disturbo ossessivo-compulsivo può aiutare.

Tatranky ·

Nel disco di debutto degli Offlaga Disco Pax c’è questa canzone in cui l’agente immobiliare reggiano Max Collini finge di scoprire ingenuamente che anche a Praga il liberismo ha vinto sul socialismo, il “socialismo tascabile” di una confezione di wafer da scampagnata.
Alla prima occasione, un’attesa all’aeroporto, sono andato in cerca dei Tatranky ed eccolo lí, il marchio occidentale, non piú Danone ma Mondelēz. Non ricordo l’ultima volta che ho mangiato dei Loacker e non posso fare confronti, ma il Tatranky čokoládové mi è piaciuto, quello s lískovymi oříšky (“con nocciole”) no.
Tornato in Moravia, sono entrato in un negozietto vietnamita vicino all’albergo e ho trovato sí i Tatranky, ma in una confezione spartana e un po’ sovietica, senza l’infame marchio liberista. Incuriosito, ho cercato informazioni sulla Česká Wikipedie e ho scoperto che…

Quattro pacchetti di wafer Tatranky a marchio Opavia.

In Repubblica Ceca questo è il Tatranky ufficiale, prodotto da Opavia del gruppo Mondelēz. I gusti disponibili sono cioccolato, nocciole, arachidi (s arašídovou) e latte (mléčné), e ogni confezione pesa 47 g.

Quattro pacchetti di wafer Tatranky a marchio Sedita.

In Repubblica Slovacca questo è il Tatranky ufficiale, prodotto da Sedita della holding IDC. I wafer normali pesano 45 g e sono prodotti al cioccolato e alle nocciole, i wafer ricoperti pesano 30 g e sono prodotti al latte e alle nocciole. Sedita produce wafer sotto altri otto nomi ma sembrano tutti uguali e non so, il marketing non lo capisco.

Due pacchetti di wafer Tatranky a marchio Pečivárne Sereď.

Infine c’è questo Tatranky in stile sovietico da 33 g, al cioccolato e alle nocciole. È identico agli altri tranne che nella confezione, nel peso e nel prezzo, ed è prodotto in Slovacchia sempre da Sedita ma con il minuscolo marchio Pečivárne Sereď (“Biscotteria Sereď”), dal nome di una cittadina oltre confine. Secondo il sito di Sedita i Tatranky low-cost sono prodotti anche al latte e nella versione Admirál, e per scoprire cosa sia la versione Admirál temo che mi toccherà setacciare i negozietti vietnamiti di Bratislava.

Jména a příjmení ·

Il mio abbonamento dell’autobus riporta, con pari rilevanza, tre dati identificativi: jméno (“nome”), příjmení (“cognome”), datum narození (“data di nascita”). Ci ho messo qualche giorno a capire che non è un fatto casuale: la Repubblica Ceca è una grande Napoli in cui tutti si chiamano Gennaro Esposito e la data di nascita è l’unico elemento discriminante fra il Ciro Ferrara difensore della Nazionale e il Ciro Ferrara difensore della Salernitana.

Il mio (ormai ex) collega italiano sostiene scherzando che tutti i Cechi abbiano al massimo quindici nomi propri diversi. O si tratta di nomi biblici – Jan, Michal, Pavel, Petr, Tomáš – o si tratta di intraducibili nomi slavi – Václav (latinizzato Venceslao), Vojtěch (che non ho ancora capito come si pronuncia). C’è poi Jiří, “Giorgio”, che in sole quattro lettere infila due consonanti autoctone e due vocali uguali ma di lunghezza diversa.
I nomi di donna sono semplicemente la versione femminile dei nomi biblici di cui sopra – Jana, Michaela, Pavla, Petra – piú qualche appellativo ubiquo – Barbora, Eva, Kateřina, Lenka. Non esagero se dico che con questi otto nomi ho coperto il 90% delle dipendenti della mia azienda.

– Me l’ha detto Kateřina.
– Quale Kateřina?

Una soluzione per distinguere fra Kateřina e Kateřina sarebbe l’uso di diminutivi, ma tutte le Kateřina si fanno chiamare Katka, tutte le Eva si fanno chiamare Evka, tutte le Barbora si fanno chiamare Bařa. In ufficio posso scegliere fra tre diverse Míša.

E i cognomi? I cognomi sono un poco piú varî ma sempre gli stessi. Il mio padrone di casa si chiama come un fortissimo hockeysta del passato (che non conoscevo) ma anche come un fortissimo ostacolista pelato del presente (che conosco). Una collega è omonima di quella mezzofondista coi baffi che detiene da trent’anni il record mondiale sugli 800 metri piani (ma per fortuna non potrebbe essere piú differente).
A complicare le cose ci sono la legge per cui le bambine assumono il cognome del padre, ma aggettivato al femminile (, -ová), e l’usanza delle spose di assumere il cognome del marito, anch’esso aggettivato al femminile. È un’usanza che ho sempre trovato aberrante, ma quando sposerò una biondona locale non ne farò una questione di principio.

Quarter end ·

Restare tredici ore in ufficio a chiudere le pratiche del trimestre, lasciate aperte quasi tutte dal collega che se n’è appena andato, temendo che alle otto di sera dall’Italia si sblocchi la commessa da 10.000 unità, che il collega diceva di aver chiuso e invece no. ✓
Essere il primo di trenta persone a uscire. ✓
Correre a prendere il primo autobus che passa, e dove ti porta qualcosa da mangiare c’è. ✓

Stradine ·

Lo scorso fine settimana sono andato in centro con due colleghe a vedere i fuochi d’artificio sparati dal castello di Spielberg, già residenza per sette anni di Silvio Pellico, che non è su una montagna austriaca come ho sempre pensato ma sulla collina che domina Brno. Abbiamo fatto cosí tardi che per tornare non era ancora l’ora dei celebri autobus notturni, quelli che s’incontrano alla Hlavní nádraží e partono a raggiera ogni trenta minuti; ma era già buio pesto, e dal capolinea del tram alla Casa della Chiocciola si passa in un paio di posti che sembra di essere in un paesino di campagna poco illuminato. «E se sotto il ciliegio, o dietro l’angolo dei garage, ci fosse un delinquente con una mazza chiodata?» Poi mi sono ricordato che la Repubblica Ceca è al sesto posto nell’indice globale di “tranquillità”. Ovvero, è sempre possibile che mi risvegli in un fosso con due cicatrici sulla schiena all’altezza dei reni, però è piú probabile che mi accada in Italia.

Brexit ·

Popcorn.

Io lavoro, e di conseguenza vivo, in una città di medie dimensioni dell’Europa continentale. Tutti i documenti che mi passano davanti agli occhi hanno scritto, da qualche parte, “UK”. Se “UK” non compare, il documento non è valido. Questo perché i clienti sono obbligati a registrarsi come partner dell’entità legale britannica dell’azienda, all’interno di rapporti d’affari che fuori dal quadro legale dell’Unione Europea sarebbero piú complicati. Non impossibili, ma piú complicati. Se i Britannici votassero Leave, non so cosa accadrebbe a noi cittadini, ma gli avvocati esperti in diritto commerciale internazionale diventerebbero introvabili.

Complimenti a Inglesi e Gallesi che, fra le altre cose, hanno riaperto di botto le questioni indipendentiste nordirlandese e scozzese.
E meno male che ho bruciato tutti i miei risparmi in GBP per trasferirmi qui. #fiuuu

Domov hlemýždě ·

Esterno di palazzina residenziale dall’intonaco verde.

La seconda volta che ho visitato quella che sarebbe diventata la mia nuova casa,

Serie di palazzine residenziali dall’intonaco giallo o blu.

era anche il mio primo giorno di lavoro qui a Brno, ed era piovuto a scrosci.

Interno di appartamento, angolo cucina e tavolo.

Trovato l’accordo con l’agente e il proprietario, tornando in albergo,

Interno di appartamento, divano e chaise longue.

ho superato una chiocciola che attraversava la strada nella mia stessa direzione.

Interno di appartamento, letto a soppalco e scrivania.

Sapevo che non ce l’avrebbe fatta. E mentre la osservavo, incerto se aiutarla,

Interno di appartamento, riflesso nello specchio del bagno.

un’auto è arrivata e l’ha schiacciata precisa, pneumatico su CaCO3 su asfalto.

Veduta dalla finestra con quartiere e collina.

Questa casa è dedicata a quella hlemýžď.

Don Boska ·

Fra pátek e neděle scorsi ho fatto quattro viaggi in autobus verso un centro commerciale fuori città per comprare tutte le stoviglie che (non) mi servono nella mia nuova casa. Čtvrtek pomeriggio c’era una strada bloccata, pioveva, mi ero perso, una ragazzina faceva pascolare il suo cavallo in cortile. Sobota mattina, fra un viaggio e l’altro, leggevo la palina degli orari alla mia zastávka quando una donna sui 70 anni si è avvicinata e mi ha rivolto la parola.

– Ne český. (“No ceco.”)
– Dove devi andare? (Traduco a senso.)
Globus.
– Per andare Globusu devi prendere l’autobus che ha la “G” accanto al numero, vedi? “G”. (Fa la “G” con le mani.)
– Děkuju. (“Grazie.”)

L’avevo capito due giorni prima che dovevo prendere l’autobus con la “G”, děkuju, ma non sarebbe passato che di lí a quaranta minuti. Di lí a dieci minuti, invece, ne sarebbe passato uno che si sarebbe fermato a una distanza dal centro commerciale praticabile a piedi. E la donna mi ha parlato per tutti i dieci minuti. In ceco.

– Che cosa fai v Brně? Sei uno studente? (Apre le mani a libro.)
– Ne, Technologický Park. Physiker?
– Ahhh, fyzika. A odkud jsi? (Odkud? Chod è la radice delle parole circa il muoversi, od o è “da” o è “a”…) Afrika? Evropa? (… non ricordo. “Da dove vieni?” Ma perché Africa?)
– Ja (“Io”) italiensko? Italský?
– Italský!

Cosí mi ha parlato di Venezia (credo), e di qualche donna katolíky che conosce e che ha fatto la missionaria salesiana (Don Boska) da qualche parte in Marocco (?), e alla fine di ogni frase annuivo, e quando mi faceva una domanda scrollavo la testa e dicevo «ne, auf deutsch?», cosí per dieci minuti, finché non è arrivato l’autobus.
Alla zastávka in periferia, la donna mi ha avvertito di scendere e si è messa a spiegarmi la strada che già conoscevo.

– Un chilometro, achtung all’incrocio…
– Ano, ano! (“Sí, sí!”)
– … poi sotto la dálnice, e sei arrivato Globusu.
– Ano, ano! (“Sí, sí!”)

Le ho stretto la mano, e l’ho salutata in italština.

– Arrivederci!
Arrivederci!

Europei 1996 ·

Cross di Karel, gol di Pavel.

FAQ ·

Le domande che mi stanno facendo tutti, tutti, tutti coloro con cui ho a che fare (e con cui riesco a comunicare), le mie risposte e le loro reazioni.

– Da quanto tempo abiti a Brno?
(Si aspettano che fossi già qui per qualche motivo, personale o di lavoro.)
– Due settimane.
(Occhi sgranati, bocca aperta.)

– Conosci qualcuno a Brno?
(Trovano inconcepibile che ci si possa trasferire qui senza un aggancio.)
– No.
(Discorsi sulla nostalgia di casa, la solitudine, i connazionali che fanno gruppo.)

– Perché sei venuto a lavorare a Brno?
(Sono consapevoli che non è il centro del mondo.)
– Ho ricevuto un’offerta, ho fatto due colloqui, ed eccomi!
(Impressione che io sia veramente dinamico, flessibile e intraprendente.)

– Cosa facevi in Italia?
(Ovvero: perché hai lasciato il paradiso delle cartoline?)
– Sono un fisico, ma per pagare le bollette ho fatto anche il bidello.
(Teste che esplodono.)

– Da quale città italiana provieni?
(Ovvero: ci sono stato in vacanza?)
– Alessandria, è fra Torino e Milano.
(Silenzio.)

Bonus x3
– Sei un fisico, quindi se ho bisogno di un primo soccorso ci sei tu?
– Sono un physicist, non un physician.

Bonus x1
– Ah, Alessandria! C’è una famosa biblioteca, giusto?

Cinepanettone ·

Stamattina ho scoperto che la moglie del mio padrone di casa fa di cognome FICOVA.

La strada per Brno ·

A fine aprile ero in trattative con una micro-ditta di Pordenone che mi offriva un entusiasmante non-contratto di tirocinio a 600 euro al mese, quando tramite l’EURES ho ricevuto un’e-mail da parte di un certo Ramón. Questo Ramón mi segnalava un’offerta di lavoro nel servizio clienti della sua azienda di Brno, in Repubblica Ceca; unico requisito sensato, aldilà della retorica da HR, era la conoscenza a livello elevato della lingua inglese (probabilmente Ramón mi aveva trovato cercando “English C2” nel motore di ricerca) (lo dicono gli Industriali Biellesi del Tessile che il mio inglese è di livello C2, chi sono io per contraddirli). Avendo verificato sul sito dell’azienda che l’offerta era reale, e considerato che non avevo nient’altro da perdere che dello spazio gratuito in Gmail, ho cliccato “Rispondi” e ho scritto che ero interessato, potevo avere qualche informazione in piú?
A metà maggio attendevo che la micro-ditta di Pordenone decidesse se assumermi in base all’oroscopo di Branko, quando mi è suonato il telefono e la voce lontanissima di Lenka mi ha parlato di una candidatura che avevo già dimenticato. Questa Lenka mi precisava che l’offerta di lavoro era nel servizio contratti, che non era necessario un background legale, che era necessario saper parlare inglese e italiano. Lenka mi assicurava che le condizioni contrattuali erano precisissime, che lo stipendio era nella media della Repubblica Ceca, che Brno era una città piacevole. Sarei stato interessato a un colloquio via Skype?
Il primo colloquio via Skype non si è svolto per problemi tecnici che chissà di chi è stata la colpa. Il primo colloquio via Skype si è svolto molto professionalmente e tre giorni dopo ero invitato al secondo colloquio, con test, a Brno. Il secondo colloquio, con test, a Brno si è avvicinato asintoticamente alla perfezione e il giorno dopo avevo un’offerta formale di lavoro. Nel weekend sono tornato in Italia e ho fatto le valigie. Lunedí sono tornato a Brno. Mercoledí ho cominciato a lavorare. Domenica avrò le chiavi del mio nuovo appartamento.
A quelli di Pordenone ho scritto via e-mail che sono stato assunto nella sede europea di una multinazionale americana. Due minuti dopo – non è un’iperbole, due minuti dopo – mi hanno risposto che loro pensavano che dall’agenzia interinale mi avessero avvertito che avevano assunto un altro. I miei colleghi cechi\slovacchi ammettono di avere un’immagine molto idealizzata dell’Italia.

“Day One” ·

Adam Scott alias Ben Wyatt insieme ad Amy Poehler alias Leslie Knope in un episodio di Parks and Recreation, entrando in ascensore appena prima che le porte si chiudano, con dialogo «You ready?» «Not at all. But that’s never stopped us before.»

Io sono il Ben Wyatt, mica la Leslie Knope.

Vítejte na Moravský Jako Ty! ·

III waaas failing hard, I was unemployed
Walked the dog, but it made me blue
Then I was offered a proper job
So I decided to move to

Brno, Moravia, Czech Republic
Brand new pals and new career
It happens to be where the most beautiful women in Europe live
But that’s not why I’m heeere (?)

He’s the crazy ex-physicist
– No, I’m not!
He’s the crazy ex-physicist
– My mother had me tested!
He’s the crazy ex-physicist
– I still have my degree!
He’s so broken insiiide
«Have suitcase, will travel»

(Con mille scuse a Rachel Bloom ❤ e mille punti a chi indovina la citazione nel titolo del blog.)

Il posto giusto (è da qualche parte nel mondo) ·

Chi ha due pollici e… ·

… un’offerta formale di lavoro?

Santino Fontana alias Greg Serrano in un episodio di Crazy Ex-Girlfriend, che punta i pollici verso se stesso, con didascalia «This guy.»

Cioè, non Santino Fontana. Io!
Ovviamente non è un impiego comodo sotto casa, cosí sono buoni tutti.

Atterraggio ·

Terminal 1 dell’aeroporto di Praga, visto dal parcheggio deserto.

– Alexander Dubček
Ora pro Massi
– Alena Šeredová
Ora pro Massi
– Franz Kafka
Ora pro Massi
– Karel Poborský
Ora pro Massi
– Bohumil Hrabal
Ora pro Massi
– Martina Navrátilová
Ora pro Massi
– Jan Neruda
Ora pro Massi
– Václav Havel
Ora pro Massi
– Pavel Nedvěd
Ora pro Massi

Silvio Pellico
Ora pro Massi