Virtualia?

Piove sui works in regress.

European, italiano, piemontèis. Falso e cortese. Geriatric millennial. Bezbožný. Samotář. 100% spoleh!

Sopa de letras y mariscos ·

In aereo: il New York Times cartaceo con un articolo sul Metaverso di Mark Suckerberg; e Licorice Pizza, Mystic Pizza, Monsoon Wedding.

Non è stato un “grosso grasso matrimonio messicano”, ma una celebrazione molto composta, nell’ambito della media borghesia della capitale. Carolina e sposo hanno affittato due sale del Gran Hotel, un edificio storico in stile Art Nouveau in un angolo di Plaza de la Constitución, che ha visto giorni migliori e dove andrebbe potenziata l’aria condizionata. Le loro famiglie hanno fatto molto perché non mi sentissi un estraneo.

– Yo espero que vuestra vida juntos sera plena de pan e nus.

Interno dell’hotel, con soffitto a vetrata e parapetti curvi in ferro battuto.

Mucho calor. Gran Hotel Ciudad de México, 5 novembre 2022.


All’atterraggio mi attendeva un taxi gratuito offerto da Booking.com, ma ho consumato il credito telefonico su due diverse schede per capire dove l’autistico fosse. «This is a dangerous place», ha detto parcheggiando presso il mio albergo al limite meridionale del Centro Histórico. Alla reception il proprietario non parlava inglese, come del resto il gentile personale di servizio, né le varie persone che ho incontrato nei miei vagabondaggi, cosí per una settimana mi sono divertito a fingere di saper parlare spagnolo. Sono arrivato la sera del Día de los Muertos: in ogni angolo della città era stato elevato un altare detto ofrenda con candele, teschi, e cempazuchitles dal vivissimo color arancione.

Altare a tre pale, con candele posate su cinque gradini e numerosi vasi di fiori a contorno.

No tocar. Castillo de Chapultepec, 6 novembre 2022.

La prima mattina sono uscito a perdermi per le strade del centro, fra mercati rionali di paccottiglia e semafori facoltativi. Senza farlo apposta sono finito… dietro il ricco hotel dove avevo soggiornato ad aprile. Qui è un po’ nascosto il Museo de Arte Popular, un’esposizione permanente di artigianato messicano dalle terrecotte agli argenti, dai legni intarsiati ai vimini intrecciati, dalle maschere del Diavolo agli ex voto religiosi. I negozi del centro sono raggruppati per categoria merceologica: in un viale, tutti gli atelier di abiti da sposa; in un altro, tutte le gioiellerie; in un isolato, tutti i rivenditori di luci per la casa; altrove, tutti i commercianti d’infissi; etc. Rigido piano regolatore o libero sviluppo storico?

Maggiolino Volkswagen decorato di tessuti colorati.

El Vochol. Museo de Arte Popular, 3 novembre 2022.

La seconda mattina sono uscito a cercare un basso caseggiato rosso che avevo ammirato dal finestrino del fuoristrada aziendale: la Ciudadela, che oggi ospita la Biblioteca de México e il Centro de la Imagen. Quest’ultimo espone mostre fotografiche dal taglio femminista e woke – con tutte le loro brave “x” in luogo delle declinazioni di genere – in collaborazione con istituti d’arte cileni: notevoli una galleria sul travestitismo negli anni della dittatura, e una personale di Eugenia Vargas-Pereira. Accanto alla Ciudadela, il turistico Mercado de Artesanías non si eleva di molto sopra ai mercati rionali di paccottiglia, ma qualcosa di autentico lo si trova.

Stampa su tela raffigurante una bambina con la bocca chiusa da nastro adesivo.

Edith Reyes – Domesticada, 2015.

La terza mattina ho indossato la famigerata divisa verde “Rinascimento” della Nazionale, acquistata pezzotta al mercato rionale di paccottiglia davanti all’albergo, e sono uscito in metro verso il tempio del calcio latinoamericano: l’Estadio Azteca. Fuori: un mostro di cemento che evoca Italia ‘90. Dentro: el partido del siglo, la mano de Dios, el barrilete cósmico. Io: unico europeo in mezzo a un manipolo di tifosi costaricensi. Saúl, guida appassionata e informata, mi ha corretto e ricordato che il record del mondo di Pietro Mennea sui 200 metri piani avvenne invece all’Estadio Olímpico Universitario.

Scorcio del campo di gioco, e curva con i seggiolini bianchi e blu che compongono il marchio della birra Corona.

¿De qué planeta viniste? Estadio Azteca, 5 novembre 2022.

Il quarto giorno ho passeggiato con Jessica e marito nel Bosque de Chapultepec, il Central Park di Ciudad de México, un po’ parco naturale dove respirare aria pulita, un po’ parco divertimenti dove fare bordello. Ospita due ex-residenze presidenziali: Los Pinos, una sorta di locale Casa Bianca; e il Castillo de Chapultepec, una magnifica costruzione sul cocuzzolo della collina, effimera dimora di Massimiliano d’Asburgo. All’interno del castello, un’esposizione temporanea in stile Funko Pop ricorda il sacrificio fra mito e realtà dei niños héroes; assai interessanti, e un poco fuori dal tempo, sono i murales socialisti che ritraggono episodi salienti della storia nazionale.

Particolare del murale: fra le figure rappresentate, Karl Marx con una copia del Manifesto del Partito Comunista.

Quel barbone sulla sinistra l’ho già visto da qualche parte. David Alfaro Siqueiros – Del porfirismo a la Revolución, 1957-1966.

Il quinto giorno ho giocato al fotografo giapponese in un tour guidato al complesso archeologico di Tlatelolco, alle piramidi di Teotihuacán, e al Santuario della Vergine di Guadalupe. Le piramidi a gradoni di Teotihuacán sorgono in una brulla valle dove i cactus dominano e i serpenti attraversano in fretta le stradine di ciottoli. Nella Calzada de los Muertos un quartetto di bambini, con i loro gilet gialli e tesserini governativi, mi ha fermato per un sondaggio in inglese sulla mia permanenza in Messico, cui ho dato risposte bonarie e casuali; quello con i primi baffetti si chiamava Maximiliano. Su Nostra Signora di Guadalupe, mia sola opinione è che Juan de Zumárraga e Luciano Pérez Carpio tenían razón.

Veduta della brulla valle, con bandiera messicana in un angolo.

Terrazza del ristorante La Higuera Premier, trappola per turisti ma buona cucina. San Martín de las Pirámides, 7 novembre 2022.

Il sesto giorno sono andato un’ultima volta a zonzo per il Centro Histórico, avendo premura di sostare in baños limpios o sanitarios públicos perché Montezuma aveva colpito. Il percorso all’interno del Museo de la Tortura comincia con materiale buffo e cresce d’intensità, strumento dopo strumento, a funzione non d’intrattenimento ma educativa, seguendo le crudeli storie dell’Inquisizione ed europea fino all’Illuminismo. Allora come oggi, una particolare attenzione era rivolta alla repressione della sessualità femminile. E mi è dispiaciuto constatare che almeno la metà degli artefatti esposti proviene dall’Italia. ¡Nunca más!


C’è una scena di Lost in Translation in cui Bill Murray è in ascensore insieme a una decina di uomini giapponesi, e Sofia Coppola lo inquadra svettante di una testa sopra tutti. Una mattina, nel mezzo della folla sciamante per il Mercado San Lucas, mi sono sorpreso di essere il piú alto nella piazza. Al contrario, al matrimonio ero fra gli ospiti piú bassi: questione di classi sociali?

Ad aprile scrivevo che Jess, prima di tornare a casa, aveva chiesto a Caro di controllare che l’autista dell’Uber prendesse la direzione giusta.
È esattamente la versione dei fatti che una coppia di amici di Ariadna Fernanda López ha dato alla polizia quando il suo corpo è stato trovato: la ragazza era salita su un Uber verso casa, e l’autista era andato nella direzione opposta. Nei pochi giorni della mia vacanza in Messico, Ariadna è diventata l’ultimo simbolo della violenza sulle donne, e della corruzione della polizia che aveva provato a insabbiarne il feminicidio. Poco prima che me ne andassi, le autorità politiche e giudiziarie della capitale hanno scavalcato la polizia locale e hanno pubblicato immagini che sconfessano le indagini e che incriminano del delitto proprio la coppia di amici.

L’amica complice dell’assassinio di Ariadna viene da Ecatepec de Morelos, un sobborgo violento di CDMX da un milione e mezzo di abitanti, sulla strada per Teotihuacán, dove ogni giorno in media vengono uccise due donne. In tutto il Paese vengono uccise dieci donne al giorno, e molte altre scompaiono. Davanti al Palacio de Bellas Artes le ricordano un’installazione e un mercatino, tracce di un movimento femminista che si sta prendendo pezzi della città. Beninteso, sempre nei confini del Centro Histórico.

Spero tanto che la nonnina dietro la Catedral Metropolitana non fosse allergica ai camarones.